Prima Causa di Morte ☑

Comunicato stampa

I-CARE NETWORK – Raggiungimento del terzo obiettivo PRIMA CAUSA DI MORTE

08 Agosto 2016 – Nato da otto mesi dall’unione di diversi gruppi/associazioni/progetti, I-CARE NETWORK ha raggiunto il terzo dei primi 4 grossi obiettivi che si era prefissato e che erano stati stabiliti nella fase di preparazione avvenuta nel 2015.

Inoltre, continuano le attività dei singoli aderenti al network, tutti selezionati proprio per le loro qualità professionali e le lodevoli attività pratiche svolte quotidianamente.

Prima causa di morte – Obiettivo completato

Uno dei principali obiettivi di I-CARE NETWORK era quello di dimostrare, in maniera scientifica e incontrovertibile, le problematicità di una dieta basata sui prodotti di origine animale.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le sostanze sicuramente cancerogene per l’essere umano sono, al momento, 116 [http://www.liberoquotidiano.it/news/scienze—tech/11843278/Oms–la-lista-delle-116.html].

Alcune sono ben note, ad esempio fumo ed amianto, e i mass media forniscono quasi costantemente una corretta informazione, altre sono meno note e i mass media riportano, in alcuni casi, notizie false o esagerate o tendenziose.

E’ il caso della carne che, benché sia inserita tra le sostanze sicuramente cancerogene, viene a tutt’oggi presentata come esente da problemi, mentre, in contrapposizione, diete più equilibrate e certificate dalla comunità scientifica internazionale vengono presentate come

pericolose.

Con il libro PRIMA CAUSA DI MORTE siamo stati tra coloro che hanno sempre denunciato la pericolosità dei prodotti di origine animale sia per la salute umana sia per la tutela del pianeta.

Un’analisi accurata delle evidenze scientifiche dimostra, infatti, che la produzione e il consumo di prodotti animali hanno un ruolo di primo piano nel causare o aggravare innumerevoli importanti problemi sia sanitari che ambientali, al punto che la somma dei loro effetti può essere definita la prima causa di morte nei paesi industrializzati.

Tale lavoro non è stato vano.

– Nell’ottobre del 2015, vari scienziati provenienti da 10 nazioni si sono riuniti presso l’International Agency for Research on Cancer (IARC) a Lione, in Francia, per catalogare, dopo l’analisi di oltre 800 studi epidemiologici, la carne rossa e gli insaccati tra le sostanze cancerogene [http://www.who.int/features/qa/cancer-red-meat/en]

– Sono le stesse Nazioni Unite, tramite l’United Nation Environmental Programme e l’International Panel for Sustainable Resource Management, a definire gli allevamenti di animali e i sistemi di produzione di prodotti animali tra le più impattanti e pericolose attività produttive relativamente ai consumi di risorse e alle fonti inquinanti [http://www.unep.org/resourcepanel/Portals/24102/PDFs/PriorityProductsAndMaterials_Report.pdf].

– Gli studi sulle prospettive future dimostrano che il passaggio a una corretta alimentazione a base principalmente o esclusivamente vegetale sarebbe in grado di ridurre la mortalità globale del 6-10%, le emissioni di gas serra del 29-70% e i costi dei sistemi sanitari di 1-31 trilioni di dollari americani pari allo 0,4-13% del prodotto interno lordo mondiale [http://www.pnas.org/content/113/15/4146.full].

Ma è l’ultima novità in ordine di tempo che certifica l’importante ruolo avuto da I-CARE NETWORK:

– Secondo le ultime e più avanzate linee guida nutrizionali, valide dal 2015 al 2020, fornite dal Center for Nutrition Policy and Promotion dell’United States Department of Agricolture, USDA, una dieta equilibrata deve essere necessariamente a base completamente o prevalentemente vegetale.

Le conclusioni dei loro studi sono chiare: in generale, un modello alimentare basato maggiormente su alimenti di origine vegetale come verdure, frutta, cereali integrali, legumi, noci e semi, e meno su alimenti di origine animale è più utile per la salute ed è associato a minor impatto ambientale.

Nell’Appendice sulla “Sostenibilità e sicurezza alimentare”, dove viene studiato il rapporto tra modelli alimentari a livello di popolazione e la sostenibilità alimentare, sono stati esaminati a livello mondiale i 15 studi considerati i più indicativi e completi sull’argomento. [Scientific Report of the 2015 Dietary Guidelines Advisory Committee  – Appendix E-2.37: Dietary Patterns and Sustainability Evidence Portfolio].

Uno di questi studi è stato condotto anche dal coordinatore di I-CARE NETWORK, dr. Massimo Tettamanti [Baroni L, Cenci L, Tettamanti M, Berati M. Evaluating the environmental impact of various dietary patterns combined with different foo production systems. Eur J Clin Nutr. 2007;61(2):279-86. PMID: 17035955http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17035955]

Resta molto da fare” dichiara il dr. Tettamanti “perché se la comunità scientifica internazionale è ormai cosciente dei problemi legati a una scorretta alimentazione, i mass media italiani promuovono spesso notizie scorrette, portando l’Italia a detenere il primato europeo di bambini e adolescenti sovrappeso, preludio di gravi patologie in età adulta“.

Molto rimane da fare e il progetto PRIMA CAUSA DI MORTE continuerà nella sua opera di promozione di una alimentazione a base vegetale:

– promuovendo iniziative a favore di proposte di legge di tassazione dei prodotti ambientalmente più inquinanti e più pericolosi per la salute pubblica, così come viene proposto in Danimarca e così come auspicato dal responsabile dell’International Resource Panel delle Nazioni Unite che ha dichiarato: “Le conseguenze negative per l’ambiente e la salute devono essere incorporate nei prezzi dei prodotti alimentari”.

– denunciando, secondo l’ Articolo 656 Codice Penale, i professionisti e i divulgatori scientifici che, negando ogni evidenza oggettiva e scientifica relativamente ai problemi alimentari, compieranno il reato di pubblicazione o diffusione di notizie false, esagerate o tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico. Ogni denuncia in corso è documentata da decine di allegati per migliaia di pagine di documentazione scientifica che obbligheranno i divulgatori scientifici a un forzato aggiornamento visto il loro fondamentale ruolo sociale per la prevenzione della salute pubblica e dell’ambiente.